Parzialmente liberi

L’articolo che sto scrivendo vuole essere innanzitutto apartitico, indipendente e vuole solo riportare la realtà dei fatti con veridicità.

Il film che vi sto per raccontare è stato trasmesso per la prima volta il 21 agosto 2003 nel corso del programma Wide Angle dall’emittente televisiva pubblica statunitense PBS. Successivamente programmato da diverse emittenti americane ed europee, in Italia non è mai stato trasmesso da alcuna emittente televisiva terrestre. È invece andato in onda sul canale satellitare Current TV il 22 giugno 2009.
Si tratta di un’inchiesta giornalistica, prodotta dalla casa di produzione italiana Stefilm, che analizza in maniera approfondita e documentata l’ascesa di Silvio Berlusconi dal monopolio della televisione commerciale al vertice del governo italiano.

Il titolo è “Citizen Berlusconi” con chiaro riferimento al film che vede come attore protagonista Orson Welles nel ruolo di Charles Kane. La differenza è che il magnate della stampa è proprietario di un solo quotidiano l’Inquirer, una “pulce” come lo definisce Savori in confronto alle reti televisive che possiede l’attuale Presidente del Consiglio.

Il documentario parte dal 1993 con l’ingresso in politica di Berlusconi, periodo in cui l’Italia era attraversava dallo scandalo di Tangentopoli.
Il nome e lo slogan del suo partito è “Forza Italia”, coro spesso intonato allo stadio, che riuscirà a coinvolgere la massa, considerata anche la rilevanza del calcio nel nostro paese. Nella sua campagna elettorale si rivela subito un gran comunicatore, avendo anche esperienze come animatore turistico di crociera. Nonostante il suo charme è consapevole che con l’ingresso in politica verranno alla luce i suoi problemi giudiziari come confida a Biagi.
Berlusconi si presenta come un innovatore e travasa l’impenditoria nella politica con successo. Si accaparra voti costruendo Milano 2, un centro residenziale modello nel comune di Segrate(MI).
Infondendo speranza agli italiani riesce a diventare Presidente del Consiglio per la prima volta nel 1994.

Riesce a riscuotere consenso anche attraverso i suoi canali televisivi, importando il modello americano e puntando su ballerini e nuovi show, a detrimento delle grige e noiose trasmissioni della Rai. La principale azienda televisiva italiana è ormai diventata uno strumento utilizzato del governo per la sua strategia politica ed è divisa tra le varie fazioni.

Nel 2001 è l’uomo più ricco d’Italia con un patrimonio di quasi 6 miliardi di euro, detiene anche 3 su 7 tv nazionali, una banca e varie società di assicurazioni.

Dopo la conquista della scena politica Berlusconi passa alla conservazione del suo potere, cercando soprattutto di difendersi dalle accuse giudiziarie.
Un giornalista in particolare, Marco Travaglio, si specializza sui processi che riguardano il premier criticando aspramente la sua posizione, nonostante sia vicino all’ideologia liberale.
Dopo aver scritto una moltitudine di articoli intuisce che l’attacco più dannoso poteva essere attuato attraverso la televisione, preso atto che l’effetto delle pagine che scriveva veniva annullato con pochi minuti di tv. A tal fine interviene in una trasmissione di Luttazzi per denunciare i trascorsi di Berlusconi.
L’intervento di Travaglio danneggia il Presidente del Consiglio e per questo viene seguito da altri abili conduttori come Biagi e Santoro, che verranno licenziati per i loro programmi considerati diffamatori, salvo poi ritornare solo dopo l’esito favorevole del processo per la loro reintegrazione.

Berlusconi, stanco delle critiche rivoltegli, decise di intimidire anche la stampa e in particolare il Corriere della Sera, destituendo il direttore perché non seguiva più una politica filogoverantiva e assicurava ai suoi giornalisti troppa libertà di opinione.

A quel punto per aumentare gli ascolti Berlusconi decise di mandare in onda anche sulle sue reti dei telegiornali ed affida il compito a Enirco Mentana. L’introduzione dei notiziari ha successo soprattutto grazie alla maggior libertà iniziale concessa ai direttori dei telegiornali di Mediaset, a differenza di quelli della Rai che erano più limitati.
Sebbene all’inizio abbia più libertà di scelta, col tempo la situazione si evolve e Mentana, schierandosi in alcuni momenti contro il governo, perde il posto e non riuscirà più a trovare spazio nonostante la fama nazionale. Situazione che non si sarebbe verificata in qualsiasi altro paese occidentale.

Per quanto riguarda il conflitto di interessi la Corte Costituzionale ha dichiarato 20 volte che la situazione attuale è incostituzionale perché lede il principio del pluralismo delle fonti di informazione e facendo riferimento alla legge che stabilisce che un singolo non può detenere più del 20% delle reti nazionali.
Come dice Paul Ginsborg, storico e scrittore inglese, ci troviamo attualmente in un nuovo regime autoritario che sfrutta il potere mediatico.

Per evitare di essere processato in Parlamento è stata approvata una legge sull’immunità delle più alte cariche dello Stato, approvata anche grazie anche al fenomeno dei pianisti. La Corte Costituzionale come sappiamo ha dichirato illegittima tale legge anche se ci si appresta ad una eliminazione definitiva dei processi in cui è conivolto Berlusconi se dovesse essere approvata la legge sull’abbreviazione dei processi.

Attulamente la nostra democrazia risulta un contenitore vuoto, come dice Giovanni Sartori, politologo e professore emerito alla Columbia University.

Oggi 2/3 della pubblicità trasmessa fa riferimento a società di Berlusconi.

Siamo al 73° posto delle classifica dei paesi con maggior libertà d’informazione, stilata dalla Freedom House. Dopo il 70° posto ci sono nazioni che sono parzialmente libere.

Utlimo intervento teso a limitare la stampa è il ddl sulle intercettazioni che se attuato vieterebbe ai giornalisti di pubblicare informazioni riguardo ai processi in corso con un’evidente limitazione della liberà d’opinione garantita dall’art.21 della nostra Costituzione.

Ci troviamo un un periodo di populismo mediatico.
L’opposizione è evanescente e continua ad essere frazionata al suo interno nonostante si auspichi un ricompattamento attraverso la nuova figura scelta come segretario del Pd.
L’italia è lacerata dai legami tra politica e criminalità organizzata, come è stato testimoniato più volte, recentemente anche dal pentito Spatuzza.
Il nostro paese ha bisogno di un cambiamento, non ci possiamo arrendere e andrare via come invece ci suggerisce Celli, dobbiamo provare a cambiare. L’attuale sistema politico sta per tramontare, la classe politica dirigente si sta invecchiando, c’è bisogno di giovani con nuove idee e nuovi obiettivi per far ripartire una nazione che ha potenzialmente un enorme capacità produttiva.Guardiamo l’America che nonostante milioni di problemi ha saputo eleggere il primo presidente afroamericano e si appresta ad un’ondata di cambiamenti. Abbiamo bisogno di nuove riforme, di nuove persone più trasparenti che ci rappresentino.

“La politica italiana sta mutando in una dittatura della maggioranza” come dice saggiamente Furio Colombo, per questo prima di essere inghiottiti in questo maelström distruttivo dobbiamo reagire.

~ di Alessandro R. su 5 dicembre 2009.

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